I.I.S ALESSANDRINI – Abbazia di Morimondo

Contatti
  • Categoria
    Scuole Superiori
  • Indirizzo
    Via Einaudi 3
  • Regione
    Lombardia
  • Comune
    20081 ABBIATEGRASSO (MI)
  • Docente referente
    Prof.ssa Letizia Fabbri
  • Monumento Adottato
    Abbazia di Morimondo

Descrizione

Descrizione

Percorrendo a piedi o in bicicletta la bellissima e coltivata campagna lombarda, lungo l’alzaia del Naviglio di Bereguardo , si giunge al piccolo e caratteristico paese di Morimondo, il quale è dominato dall’ abbazia cistercense che sembra sdraiata placidamente su un pendio.
E’ questo il luogo che abbiamo scelto di raccontare in questa esperienza, perché è affascinante e soprattutto è una meta fissa per noi abbiatensi e abitanti del circondario in estate, dove la natura e le campagne intorno sono al massimo del loro splendore. Il paesaggio in questione è catartico, e vivendolo  si percepisce un benessere psicologico, nonché un profuso senso di pace.
La storia dell’architettura cistercense è tale grazie ai monaci, straordinari uomini che si preoccuparono di costruire ogni pietra e ognuna di esse è come un’idea che con le altre costruisce un modello di vita, un ideale in cui loro credevano fortemente. Nel 1136 alcuni monaci provenienti dalla Francia giunsero in questa località detta “Campo Falcherio” e dal nulla, da una riva ghiaiosa, crearono uno spazio unico nel suo genere: la sua particolarità stava nell’essere costruito su una piccola altura, contrariamente a tutte le altre abbazie cistercensi costruite in piano. E’ ancora così, dopo molti secoli, lo spazio pensato dai monaci, integro nelle sue parti fondamentali con annessi settecenteschi ben armonizzati. L’abbazia di Morimondo è più che mai l’ambiente mistico e spirituale voluto dai monaci ancora inserito in un ambiente naturale che richiama in qualche modo la campagna rinascimentale con gli orti botanici e le marcite; grazie a questi particolari il mondo che noi abbiamo studiato sui libri di storia  non sembra poi così lontano.
Nel percorso didattico abbiamo scelto di concentrarci sugli spazi fondamentali del monastero: la chiesa, il chiostro medievale, lo scriptorium, la sala capitolare . Il lato ovest, ora non più esistente, era lo spazio del monastero che rappresentava la virtù dell’amore per l’accoglienza per i numerosi pellegrini di passaggio. Proprio in questo momento della storia contemporanea, ci colpisce ancora di più la funzione del monastero e la sua importanza, ovvero luogo di aiuto e rifugio per tutti . Intorno agli ambienti citati in precedenza, sorge una rete geometrica di spazi di vita e di servizio organizzati in modo razionale e con forti significati simbolici . L’ambiente e l’architettura del complesso abbaziale  risultano armoniche grazie alle forme, alle altezze diverse e ai materiali usati .
Costruendo il nostro percorso di studio e di conoscenza dell’identità storica e civile della comunità di Morimondo, possiamo affermare come essa sia profondamente radicata; purtroppo si sente continuamente gridare al degrado del nostro patrimonio culturale in Italia, invece Morimondo negli ultimi decenni è stata valorizzata attraverso varie iniziative della Fondazione, dell’Amministrazione Comunale e della Parrocchia, le quali hanno contribuito a far crescere l’interesse storico e culturale dell’Abbazia. Una delle iniziative più interessanti e suggestive è Trecentesca, una manifestazione internazionale di ricostruzione storica medievale ambientata nell’epoca viscontea e legata alla battaglia di Casorate .
Grazie all’attuazione di numerose campagne di restauri succedutisi nei decenni, conclusi nell’ottobre del 2009, e all’opera continua della Fondazione “Abbatia Sancte Marie de Morimundo” il complesso del monastico di Morimondo sta riacquistando il suo originario splendore
Il Monastero di Morimondo, nome che significa “morire al mondo”, cioè “vivere da risorti”, inizia ad essere edificato nel  periodo medievale . l’abbazia non si limitava alla chiesa e al complesso monastico, ma comprendeva anche una serie di altre costruzioni funzionali alla comunità come la foresteria, il locale per l’accoglienza dei forestieri e dei pellegrini, il forno, il mulino, i lavatoi, le stalle, le scuderie, i locali per la lavorazione dei formaggi e del vino, le cantine, l’infirmarium per i monaci infermi e l’hospitium per il ricovero dei pellegrini. Oltre a questi edifici, rinchiusi tra le mura del monastero come prescriveva la Regola di san Benedetto, erano poi disseminate sulle vaste pertinenze dell’abbazia (circa 32 kmq) numerose grange e oratori che vennero edificati dove già esistevano dei nuclei abitati.
Il modo più immediato per descrivere il monasero è la planimetria ; essa  illustra lo sviluppo del complesso architettonico, ed è chiaro come il chiostro sia il fulcro di tutto perché è il luogo dove i monaci pregano e contemplano il cielo divino. Intorno, rispetto ai quattro punti cardinali che rispecchiano le virtù del monaco, ruota tutto l’edificio .

Nelle abbazie cistercensi, gli ambienti che si affacciano sul chiostro, sono collocati secondo uno schema tradizionale e costante, in un’armonia che risponde sia alle esigenze della vita monastica, sia alla concezione dell’architettura dell’abbazia come specchio dell’edificazione delle virtù.     La chiesa ha pianta a croce latina, nel transetto sono presenti due cappelle per braccio, l’abside è di forma rettangolare ben identificabile dell’esterno; all’incrocio del transetto con la navata centrale si innalza un tiburio ottagonale. Questa piccola torre campanaria, secondo la regola cistercense, conteneva una campana, la cui corda pendeva attraverso un foro nella volta nell’antico coro dei monaci, al centro della chiesa. La sala capitolare che si affaccia sul chiostro presenta uno stile architettonico diverso da tutto il resto del monastero, come si può notare dalla presenza di slanciate colonne di pietra. Essa era il locale più importante dopo la chiesa; qui l’abate istruiva i suoi monaci, si leggevano capitoli della Regola, si eleggevano gli abati, si ammettevano i candidati al noviziato, si confessavano i peccati contro la Regola. Alle trifore che si aprono sul lato del chiostro, si affacciano i monaci conversi per assistere alle riunioni, visto che essi non avevano diritto di accesso alla sala e non potevano intervenire nelle decisioni prese. Proprio da questa consuetudine nacque il modo di dire: “Non avere voce in capitolo”. Un segno notevole ed eloquente della ricchezza di vocazioni è testimoniato dalla fiorente attività dello scriptorium. Anche dal punto di vista agricolo ci fu una notevole espansione con gran numero di oratori e mulini dislocati su un territorio di circa 3200 ettari, creando così luoghi di lavoro. Nello scriptorium si svolgeva l’opera degli amanuensi per la trascrizione dei testi sacri e si trovava anche una sorta di biblioteca. Insieme a questo ambiente di straordinaria bellezza, i recenti restauri ci hanno restituito anche i locali sottostanti, probabilmente adibiti anch’essi a sale di lavoro.

Il lato ovest è il lato della virtù dell’amore del prossimo e guarda all’alba, al sole che sorge. Qui si opera la carità verso i pellegrini, i malati e i poveri. Questo lato ora non è più esistente ma nel XII secolo era un luogo di grande importanza grazie a ciò che veniva svolto al suo interno.

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